Dopo essermi più volte soffermato sul problema della diffamazione a mezzo web e sul modo col quale contrastarla, credo sia giunto ora il momento di porre attenzione al problema inverso, ovvero di come evitare che si possa utilizzare il sacrosanto diritto della autotutela della propria immagine e reputazione per tacitare quanti invece esercitano quello altrettanto sacrosanto di esprimere liberamente le proprie opinioni e le proprie critiche, così come sancito dall’ art 21 della Costituzione.
Prendo per questo lo spunto dalla recente chiusura di un blog, dalle evidenti intenzioni satiriche, da parte degli amministratori del sevizio di hosting Netsons, a seguito di un fax ricevuto da uno studio legale, così come ci comunica il sito Il Giustiziere – la fabbrica dei mostri, nella quale si lamenta l’ abuso del nome del loro cliente, il dottore Massimiliano Frassi e il discredito gettato sulla sua “lodevole” attività a favore dell’ infanzia. Il fax comunica inoltre che il dottore Frassi avrebbe già provveduto a presentare una denuncia alla polizia postale di Milano per una presunta diffusione di materiale pedo pornografico fatta dal creatore del detto sito, denominato ” L’ interno dell’ agnello”, del quale è possibile ancora visionare il mirror, potendolo così paragonare con il blog “ispiratore”, quello realizzato dal dottore Frassi, “L’ inferno degli angeli”.
Sull’ utilizzo del nome del Frassi si può discutere. In realtà l’ autore del blog satirico ne ha utilizzato il nickname col quale il dottore si firma in rete. “maxfrassi” e si dovrebbe a questo punto acclarare se il detto pseudonimo possa essere riferito al dottore Frassi in termini di esclusiva, ovvero si dovrebbe verificare se lo pseudonimo abbia raggiunto la capacità di far identificare la persona al quale è riferito, pari a quella del nome stesso. Una possibilità francamente remota nel caso in questione, non essendo il dottore Frassi un personaggio così popolare dal poter essere identificato immediatamente dal navigatore medio che avesse consultato il blog satirico. Tenuto pure conto che l’ uso dello pseudonimo non è stato fatto per trarne un vantaggio economico, ma solo per un fine ludico, credo sia arduo poter dimostrare si sia trattato di un abuso meritevole di essere sanzionato.
Vediamo ora se i contenuti di quanto pubblicato sul blog considerato possano essere considerati diffamatori. Partiamo dalla stessa enunciazione del reato che ne fa l’ art 595 del codice penale:
Art.595 codice penale (Diffamazione): Chiunque, fuori dei casi indicati nell’ articolo precedente , comunicando con più persone, offende l’ altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire due milioni.Se l’ offesa consiste nell’ attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a lire quattro milioni.
Se l’ offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a lire un milione.
Se l’ offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.
Leggendo i vari post ci si rende conto che il suo autore non ha fatto altro che riportare frasi e immagini ripresi dal blog del dottore Frassi, senza aggiungere nulla, ma limitandosi a rilevare le incongruenze e le contraddizioni che da quelle risaltavano, senza mai aggiungere nulla, senza mai inventarsi cose inesistenti. In realtà, come l’ autore stesso dichiara sul suo nuovo sito, egli ha semplicemente replicato affermazioni e prese di posizioni lette in altri siti, quello del Frassi e altri, come quello del Moige, per esempio. Pertanto l ‘autore del blog non ha mai pubblicato falsità, scrivendo le sue cose sempre con spirito sereno, senza alcun livore personale e con una continenza verbale degna di nota. Il tutto non può non far ritenere che lo spirito del sito oscurato sia rimasto sempre ben dentro il dettato del diritto di critica e di opinione sancito dal gia ricordato art 21 della costituzione:
Articolo 21Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’ autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’ indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’ autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’ autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’ intende revocato e privo d’ ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.
Veniamo per ultimo all’ aspetto più grave della vicenda, la denuncia che il dottore Frassi avrebbe già presentato alla polizia postale di Milano per una presunta diffusione di materiale pedo pornografico effettuata dal sito fatto oscurare. Si badi bene che nel fax inviato alla Netsons org si fa solo cenno ad una comunicazione che il Frassi avrebbe fatto ai suoi legali circa la presunta natura pedo pornografica del materiale pubblicato, lasciando al dottore ogni responsabilità circa il contenuto dell’ eventuale denuncia presentata alle autorità competenti.
Gli elementi costituenti il reato indicato sono contenuti nella Legge 269/98, che considera reato la diffusione di ogni immagine, avente contenuto chiaramente sessuale, che ritragga minori di anni 18. Dalla visione dei due siti sopra linkati, quello oscurato e quello “originale” riconducibile al dottore Frassi, non mi pare ci siano sostanziali differenze circa le immagini pubblicate, dovendo a questo punto considerare anche il sito del Frassi a contenuto pedo pornografico, o nessuno dei due. In sostanza un’ accusa molto poco credibile quella della diffusione di materiale pedo pornografico, che invece espone il Frassi ad una pericolosa contro querela per calunnia, reato questo anche più grave di quello di diffamazione.
Possiamo infine concludere che le accuse rivolte al sito satirico “L’ interno dell’ agnello” sono sostanzialmente infondate e che molto probabilmente il fax dello studio legale è stato il tentativo, riuscito, di intimorire gli amministratori del servizio e l’ autore del blog in modo da far cancellare un blog che era evidentemente considerato molesto dal dottore Frassi. Un metodo intimidatorio che è sempre più comune nell’ uso comune e che si basa sulla scarsa capacità degli amministratori dei servizi di hostings, specialmente dei più piccoli, di valutare la reale attendibilità delle denunce ricevute e la scarsissima attenzione ai diritti degli utenti, specialmente di quelli che usano i servizi gratuiti, per i quali si procede immediatamente alla cancellazione del sito, senza tenti complimenti.
Comunque ho notato che tra i tag c’è pure “coda di paglia”. La cosa mi fa non poco sorridere.
La voce dei passanti